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VOX POPOLI

Bologna
l'ultima occasione è perduta
rossa e bonaria l'hanno fottuta

Omaggio a Fusinato (Arnaldo, 1817-1889, poeta e patriota lagunare)


Bologna, antico laboratorio di elaborazione politica consegnato a Barabba.

Questo l'umore oggi che aleggia in Città dove la certezza di avere ancora un buon,  "tutto sommato",  governo cittadino, è venuta a mancare dopo i grotteschi avvenimenti che sembra coinvolgano l’ultimo inquilino di Palazzo d'Accursio.

na bèla pugn...tta ! [una bella pugn...tta] commenta quasi incredulo un turista di passaggio (from Padulle di Sala Bolognese!) a cui pongo la domanda.

"Secondo lei come andrà a finire?" Csa sòja bän mé? [Cosa so ben io?] dichiara la propria incompetenza un altro.

La raccolta di espressioni genuine della Bologna di tutti i giorni continua al Mercato delle Erbe e al bar sul retro, il Bar del Mercato: covo AICS e meta di happy-auer verso le 19. Ma ristoro di lavoratori del settore e arżdåure [casalinghe] negli orari di apertura del mercato.

Scarto una serie di grasse e particolareggiate espressioni che i miei intervistati esternano e segnalo un neologismo che credo forgiato espressamente per la circostanza: "O, quando poi uno si mette con una 'cinziallegra' deve aspettarsi...".

Raccolgo un perentorio: Al srêv anc åura ed dèri un tâi... [Sarebbe anche ora di smetterla...] non ben definito se indirizzato a me che sto girando il dito nella piaga o alla classe politica locale.

mo sóppa ch'mêrda ! [ma sorbole che merda!] si sprecano, poi l'inevitabile sequela di luoghi comuni: Mo in che månnd a sän mâi finé! [Ma in che mondo siamo mai finiti!]An s pôl mâi dîr d avair tuchè al fånnd[Non si può mai dire d'aver toccato il fondo]Bèl esänpi pr'i żûven... [Bell'esempio per i giovani] che naturalmente ... i n én pió cunpâgna quî d una vôlta. [non sono più come quelli d'una volta], così come äl mèżi stasån [le mezze stagioni] che non ci sono più: Ch'l um dégga mò: s êl mâi vésst un febrèr con tanta naiv acsé, qué a Bulåggna? [Mi dica: s'è mai visto un febbraio con tanta neve così, qui a Bologna?]

Così l'argomento che mi aveva motivato a dare ascolto a vox popoli si liquefa in una surreale paccottiglia di argomenti che non possono certo tacere del Festival di San Remo:

Al séppa cèr ch'an m à mégga fât schîv... e ch'ai n fóssen!... mo che bisåggn ai êra ed fèr vadder cla
tugné
nna ch'la s é cavè żà nûda par fèr al bâgn int una mastèla ed sanpàggn? [Sia chiaro che non mi ha mica fatto schifo.... e che ce ne fossero... ma che bisogno c'era di mostrare quella tedesca - Dita von These - che si è denudata per fare il bagno in un mastello di champagne]

Cerco di tornare al tema originario ma una sorta di abulica rassegnazione che aleggia attorno al gossip che sto sondando mi convince a seguire il consiglio di un 'frutarolo' del mercato che sotto al portico fuma una senza filtro sorseggiando una virile razione di anice (Fa freddo. C'è uno spiraglio di sole, ma sono le otto del mattino): Ch'al lâsa bän stèr, che pió la s armässda pió la pózza. [che lasci ben stare, che più si rimescola più puzza]

Sconsolato mi avvicino al banco di mescita per un buon sauvignon di terra friulana (scusate se non bevo quello delle nostre colline ma a ognón al sô amstîr... [A ciascuno il proprio mestiere]) e qui incrocio il bicchiere di uno sconosciuto che si qualifica quale 'poeta a tema e a tempo'.

Non capisco ma gli anticipo 20 euro e lui preme il tasto di una specie di cronometro, il 'poetametro'. Mi chiede l'argomento e la lunghezza in versi.

Si apparta in un tavolo d'angolo e prende a pigiare i tasti di un minuscolo notebook.

Diciasette minuti, diciasette versi titolo incluso e mi restituisce tre euro. Un euro a verso ed ecco:

 BOLOGNA E I SUOI SINDACI

Bologna
villaggio che non c'è

D in ben in meglio
verso vitali sensazioni

 Pescatori affranti 
da inesistenti fiumi

dove neppur ivi
guazza l'oca

Alcuni cof ferrati
per una metropolitana

che scivola
su cosmici ghiacci

Un tempo ci fu anche
del bono... qui a Bologna

Bologna,
ipotesi scolora e conclusa.

 

Âldo Jèni Nuà

(18/2/2010)

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