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Agosto,
Bologna mia ti conosco |
Odio l'estate [...] tornerà un altro inverno recitano i versi di un capolavoro musicale di Bruno Martino a cui rispose alcuni lustri dopo un altro cantautore di cui ho perduto i riferimenti: Ho sempre odiato "Odio l'estate" canzone assai fallace e menzognera / apologetica della primavera...
Ecco, queste citazioni per dire che io appartengo al secondo gruppo. Quello che ha sempre apprezzato il sole che ogni giorno ci scaldava, così come ho sempre avuto in antipatia le vacanze in estate.
Così ho passato l'agosto per molti anni a Bologna e non posso che ribadire i benefici, soprattutto psichici, che ne ho tratto. La gente si muove più lentamente e soprattutto ha modo e tempo di guardarsi attorno: ho incontrato una mia dirimpettaia ferma al centro della strada, in cui abitiamo, che guardava e mi faceva notare alcune caratteristiche prospettiche che offre la vecchia Bologna. Già fra un mese questo sarebbe impossibile: verremmo sicuramente travolti.
Quest'anno però c'è la crisi e si vede!
Bologna, ahimè, è più piena del solito.
C'è più gente per le strade, ci sono più negozi aperti e sono aumentati gli ariosi che naso all'insù, tali e quali ai giapponesi, si meravigliano nell'accorgersi di quanto sia interessante e bella la città in cui dormono, mangiano, studiano o lavorano per tutti gli altri mesi dell'anno. Quelli poi che oltre che scoprire luoghi e ambienti aggiungono un approfondimento sulla nostra storia e sulle tradizioni, ne traggono un piacere ben più grande.
Qui però è bene dare una precisa connotazione degli ariosi. Chi sono?
Da sempre i ariûṡ, per i bolognesi che abitano entro le Mura (oggi i viali di circonvallazione) definiscono con una certa sufficienza i loro concittadini che vivono già un metro oltre quella barriera. Oggi possiamo dire che gli ariosi sono quei fortunati che da casa loro hanno possibilità di spaziare in lungo e in largo e, i più fortunati, aggiungono alla loro vista il Colle della Guardia con relativo santuario e portici.
Molti degli ariosi però hanno una piccola pecca: da quando ci sono limitazioni al traffico automobilistico per l'accesso al centro storico snobbano il cuore della Città (insulti a Rita e Sirio e ai parcheggi a pagamento). Ci sono voci che raccontano di ariosi che preferiscono andare al cinema o a teatro addirittura a Modena o a Ferrara.
Questo, secondo me, anche se viviamo nell'epoca della globalizzazione, non si deve fare!
Ma non facciamo di tutt'un'erba un fascio! Abbiamo notato che l'iniziativa che porta curiosi a visitare Bologna sotterranea (canali e fogne) ha un grande successo e allora: perché non suggerire idee che portino i bolognesi (intramurari e ariosi) assieme ai turisti stranieri a guardare la città da prospettive diverse e meno scontate degli itinerari indicati sulle guide.
Già ci sono iniziative originali come quella già citata a cui possiamo aggiungere la visita guidata ad alcuni musei in dialetto bolognese (già in preparazione dal Club il Diapason per i prossimi mesi) e la visita notturna alla Certosa di Bologna (promossa dal Museo del Risorgimento), ma bisogna stimolare la fantasia perché nascano altre occasioni. E qui mi appello agli iscritti alla nostra Associazione che ci segnalino loro proposte che non mancheremo di pubblicare su queste pagine così come quella di Jóffa (nome in codice di un nostro infiltrato al Bar del Mercato - in via Belvedere 13, dietro al Mercato delle Erbe) che ci scrive:
«Il XX settembre 1958, in applicazione della cosiddetta Legge Merlin, vennero chiuse le pubbliche case di meretricio che·a Bologna erano spalmate sul territorio nelle seguenti localizzazioni: via Sant'Apollonia (NdR. ad ognuna aggiungiamo il nome dialettale della via non tanto per acconsentire a bramosie leghiste ma perché a quel tempo, ad es., "Andare al cas...no di via Sant'Apollonia" si semplificava dicendo: Andèr iṅ Sant'Apulónia ),via Belvedere (iṅ Belvdèir), via San Bernardino (iṅ Saṅ Bernardéṅ),via Bertiera (iṅ Bartira),via Broccaindosso (iṅ Brochindós),in via Cantarana, oggi via Quadri (iṅ Cantarèna),vicolo Cattani (Catèni),vicolo del Falcone (int al Falcàṅ), via dell'Inferno (int l'Inféren),via Miramonte (iṅ Miramànt),via Mirasole (int i Mirasùl),via delle Oche (int egl'Óc),via dell'Orso (int l'Òurs), via Piella (iṅ via Piella),via Polese (iṅ Bòurg Pulèiṡ),via San Marcellino (iṅ Saṅ Marzléṅ),via Senzanome (iṅ Sużnómm),via dell'Unione (int l'Uniàṅ)via degli Usberti (int i Uṡbérti),via Valdonica (iṅ Valdónica), via Vinazzetti (int i Vinazétt)... e forse ne è stato dimenticato qualcuno.
Consiglio questo itinerario non tanto per porno-archeologia, ma perché vi ritroverete in ambienti ancora con molta genuinità dove non faticherete molto ad immaginare come in essi si svolgesse la vita del popolo 50, 100 o 150 anni fa.
Forse è un'idea per celebrare il secolo e mezzo d'Unità d'Italia!»
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